SULLE STRADE DEL MARTIRIO

Ieri come al solito ho deciso all’ultimo di partire verso Nora. Decidere all’ultimo è una cosa che mi contradistingue. Ho seguito il tracciato del #cammino100torri da sa cardiga dove fa sosta Sant’Efisio ho proseguito unendo le torri ed i luoghi di sosta del santo.

12369164_899734773475586_2509502778463287109_nOvviamente non è la strada che il santo percorre il primo maggio; Ma è quella più sicura da percorrere tutti gli altri giorni dell’anno. Il più grande problema è il traffico che si incontra vicino alla Saras. Per ovviare a questo problema si passa alle sue spalle, passando davanti al complesso di Antigori. Torniamo a Capoterra. Si passa lungo la spiaggia di Capoterra, fino ad arrivare a torre degli ulivi, dove l’accoglienza di un 12347649_899734973475566_1831646128781939952_namica è stata stupenda come le sue piccole creazioni. Continuando sempre sulla spiaggia si incontra la prima torre della giornata, ma l’ultima del #C100T: Torre de su Loi. La base è caratterizzata al suo interno da un doppio tramezzo a croce, ossia da due contrafforti intersecati perpendicolarmente con funzione di rinforzo.  Questo tipo di struttura non è molto frequente, si trova infatti solo in poche altre torri tutte dislocate lungo la costa meridionale della Sardegna, nei dintorni di Cagliari. La muratura era in pietrame locale, del tipo “a sacco”. L’ingresso alla torre si trovava a 3.50m d’altezza. Di fianco e di fronte al portello, e quindi all’altezza del piano praticabile. Il pavimento del piano praticabile era un tavolato ligneo appoggiato su una risega, cioè una sporgenza continua del perimetro murario. La copertura era a cupola, con apertura a botola che tramite una scala a pioli permetteva l’accesso alla piazza d’armi. Non è ben chiaro se lo spalto fosse dotato del muro di spalamento. Sembrerebbe comunque di no, e in questo caso bisogna pensare che i torrieri si difendessero dalle intemperie (la pioggia d’inverno e il sole d’estate) montando sul terrazzo della torre una tenda o un incantucciato. La torre di Su Loi era stata costruita di così piccole dimensioni perché la zona di Capoterra era rimasta disabitata fin dal XIV secolo, dopo che, durante la guerra di conquista catalano-aragonese, l’antico villaggio medievale era stato distrutto. L’attuale Capoterra fu ripopolata a partire dal 1655, per iniziativa del feudatario del luogo, il barone Girolamo Torrellas, e questo nuovo borgo prese il nome di Villa Nueva de Sant Efis de Caputerra. Capoterra non subì mai incursioni dirette da parte dei corsari barbareschi. È noto soltanto uno sbarco avvenuto nel 1575, quando i pirati arrivarono fino all’eremo di Santa Barbara prendendo prigioniero il frate responsabile della chiesa. Forse fu proprio questo, tra l’altro, il motivo che accelerò la costruzione della torre. I pirati erano a conoscenza del territorio, sapevano della sorgente perenne, perché a volte essi erano cristiani rinnegati, convertiti all’islamismo e quindi capaci di tradire i loro antichi compatrioti. La torre fu costruita a dieci metri sul livello del mare, sul ciglio del cono di deiezione di un fiume proveniente dai monti, oggi ridotto ai due torrenti di Su Loi e Rio San Girolamo. Era il punto più alto della costa e strategi12391087_899735093475554_5685856509439307313_nco per il rifornimento di acqua potabile. Chi si trovava nella piazza d’armi poteva avvistare imbarcazioni in avvicinamento alla distanza di km 15-16 circa, per cui la popolazione, una volta avvisata, aveva circa tre ore di tempo per prepararsi alla difesa e mettersi in salvo. La sua efficienza, comunque, era aumentata dal fatto che faceva parte di un sistema più complesso. Le torri erano infatti poste in contatto visivo l’una con l’altra, per cui, se ad esempio un’imbarcazione nemica veniva avvistata a Capo Carbonara, tramite segnali luminosi la notizia poteva essere trasmessa ai torrieri di Capoterra con 12 ore di anticipo. La torre di Su Loi, una volta venuta meno la minaccia islamica, servì per prevenire il contrabbando oppure per bloccare l’attracco di navigli sospetti dal punto di vista sanitario. Fu completamente abbandonata nel 1845. Oggi è circondata da un parco dove c’è un ristorante. Si prosegue per 500m, e si svolta a destra prima di arrivare ai casotti dei pescatori; i pescatori che ho incontrato molto cordiali, un po’ meno i loro cani. Quindi prima di arrivare ai casotti girare a destra e percorrere la strada bianca fino ad arrivare alla provinciale. Li girare a sinistra direzione Pula. Per circa 2 km si percorre la strada asfaltata affiancando la recinzione di villa d’Orri, visitabile poche volte all’anno. Si prosegue sempre affiancando la tenuta fino ad arrivare ai silos della Saras. Siamo al km 17,4, si svolta a destra, in una strada asfaltata priva di indicazioni, e subito a sinistra in una strada sterrata da percorrere per circa 200 m; quindi si svolta di nuovo a sinistra in un’altra carrareccia, per altri 200 m circa in salita. Si risale a piedi la collina, in cima alla quale sorge la fortificazione nuragica. Troveremo così il Complesso di Antigori situato nell’omonima collina di Antigori, a est di Sarroch, in posizione strategicamente dominante verso i monti di Capoterra e la baia cagliaritana, non distante dal nuraghe di Sa Domu e S’Orcu. Il complesso di Antigori è costituito da una fortificazione di torri circolari e cortine murarie ad andamento rettilineo che cingono, inglobando gli spuntoni di roccia naturale, la sommità del colle sul quale era un abitato e, forse, anche un nuraghe. L’ingresso al complesso, volto verso S, è oggi completamente ostruito dal materiale di crollo. Il corridoio retrostante, dall’andamento curvilineo, doveva condurre sulla sommità del rilievo.  Dell’intero complesso si possono visitare oggi due soli corpi costruttivi. Il primo, la torre C, di pianta circolare, che conserva la camera a “tholos” con scala di camera. Il secondo, il cosiddetto vano A, che si trova a ridosso della cortina N. Nel vano A, di pianta quadrangolare (m 3,20 x 2,20) e con ingresso rivolto ad E, le pareti E ed O sono costituite dalla roccia viva, mentre quelle N e S sono realizzate con blocchi di medie dimensioni disposti a filari. Si procede sempre dritti incontrando vari cancelli “pedonali” ma percorribili tranquillamente. Si tiene la Saras alla propria sinistra. Seguendo i pali elettrici sia trova di nuovo alla strada asfaltata si scende fino al parcheggio dei bus e si percorre la strada asfaltata verso destra che fa il periplo della Saras. Ci si gira e si guarda la Saras immensa quasi 5 km lineari. Arrivati al circuito/pista ciclabile si è arrivati all’entrata di Sarroch via Dante  Alighieri. La si percorre tutta fino ad incontrare prima via Cagliari e poi subito a sinistra via del mare. La si percorre tutta circa 3 km e si arriva al mare costeggiando la periferia della  Saras. arrivati al mare si gira bruscamente a destra e si trova il lungo mare. dove si incontrera in sequenza il molo della capitaneria e poi il porticciolo dei pescatori fino ad arrivare al parco “Sa Punta”. anticamente qua c’era la torre Zavorra che venne costruita, in riva al mare, verso la fine del 1500. Da essa si poteva tenere in osservazione la zona in un raggio di 10 – 12 km. Da questa

torre, poi, si tenevano i contatti tra le torri di Sarroch e quelle di Pula. Nel 1785 Essa venne ristrutturata e ampliata e dotata di due cannoni di grosso calibro, due cannoncini e una spingarda. Nel 1835 venne disarmata, ma venne utilizzata come stazione di vedetta fino al 1916, quando il Genio Militare la fece saltare per esigenze belliche. Della torre e della sua batteria oggi rimane ben poco: si possono osservare i ruderi che affiorano dall’acqua e dal terreno in località appunto Sa Punta. Si sa che la torre era troncoconica con volta a botte. Aveva un’altezza di 8 metri e il diametro di base era di circa 6 metri. L’ingresso, sopraelevato, si trovava a 4 metri d’altezza. Sulla volta vi era la botola di accesso al terrazzo; la torre era poi dotata di una garitta a difesa dell’entrata. Il nome non è cambiato molto nei secoli: nel 1584 si chiamava Torre Savorrae, nel 1721 Torre della Sorra, nel 1740 Torre della Sahorra. Sempre a Sa Punta, poco distante dalla torre Zavorra, si trova una batteria antiaerea utilizzata durante la guerra, l’unico edificio presente, anche se in pessimo stato. Proseguendo lungo la stupenda costa si incontrano svariati casotti dei pescatori fino a quando si scorge all’improvviso  l12366277_899734180142312_3873270383618380450_na Torre del diavolo. La torre non appare da sola, gli fa compagnia la torre di San Macario. Iniziando a salire per arrivare verso la torre del Diavolo ecco all’improvviso tutte e tre: del diavolo, san Macario e poi 12365927_899734246808972_4457521249223551964_oquella di sant’Efisio. non potevo che esser Macario (dal greco makarios = beato o felice). arrivato, anzi conquistato la torre del diavolo.  si prosegue per un bel sentiero che scende giù fino al porto aprendo e chiudendo due cancelli per il pascolo. 12345632_899733996808997_6773719737293053479_nArrivato al bar del porto di perd’e sali, breve pausa per un meritato caffè (16 km senza si son fatti sentire). chiacchierata con le signore del posto. e via su su per la strada parallela alla costa (purtroppo non si può percorrere il cammino lungo la spiaggia per via di alcune villette con muri praticamente sulla costa. Uscito da perd’e sali si arriva ad una piccola cala e finalmente si costeggia il mare fino ad arrivare ad una spiaggia fatta con piccoli ciottoli. si prosegue avendo sempre alla propria sinistra la torre di san Macario che ci osserva dalla piccola isoletta. arrivati alla foce del fiume (guadabile in estate) si percorre il lungo canale dove il comune di Pula ha realizzato un bellissimo camminamento ben segnalato. mancano pochi km ad arrivare a Nora… sarà per la prossima volta. mi fermo e guardo la torre di san Macario a 400 metri da me, nella sua bella isola.

Purtroppo lungo questo piccolo tratto del cammino100torri non son nemmeno potuto avvicinarmi alla Torre Antigori che si trovava in riva al mare, davanti a dove oggi si trovano gli impianti della Polimeri Europa. Venne iniziata a costruire nel 1578 e nel 1590 fu completamente operativa. Lo scopo della sua costruzione fu quello di vigilare le spiagge da Orri a Sarroch e in particolare la foce di Flumini ‘e Binu ( Rio di Vino ). Il nome della torre deriva da quello della zona in cui venne costruita, Antigori ( che significa anticaglie ), nome che ha preso anche la bellissima fortificazione nuragica situata in una collina poco distante dal mare, il nuraghe Antigori. Antigori era una torre troncoconica di piccole dimensioni, simile ad altre torri della zona. Essa, come tutto quel tratto di litorale fino a Villa d’Orri, risentì degli effetti dell’erosione marina, che pian piano la fece crollare. Si sa che attorno al 1956 la torre era già in pessime condizioni: solo qualche anno dopo, sarebbe crollata e oggi rimangono solo i resti qualche muro. Non molto lontano dalla torre Antigori, in quel tratto di litorale che si trova di fronte a Villa d’Orri, nel 1785 fu costruita una postazione antisbarco chiamata la Fortelezza Nuova o Batteria Rasante di Orri. Questa costruzione oggi è incorporata in fabbricati costruiti dai pescatori.

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