LA VIA DEI GIGANTI

La #VIADEIGIGANTI è il percorso lungo la costa che va dall’antica Cornus fino a Neapolis passando per la più conosciuta Tharros. fa parte del #cammnooccidentale.

INFORMAZIONI STORICHE da wikipedia

Cornus

Cornus è un’antica città-stato della Sardegna, fondata nell’ultimo quarto del VI secolo a.C.. I suoi resti si trovano nei pressi del comune di Cuglieri, in provincia di Oristano. La città era costituita da una acropoli (sono visibili i resti delle mura) sul colle di Corchinas e da quartieri artigianali e di abitazioni nelle zone pianeggianti. La città è citata (Kornos) dal geografo Claudio Tolomeo (II secolo) nell’interno dell’isola e viene riportata nell’Itinerario Antonino (Cornos) a metà strada tra Bosa e Tharros. Tito Livio ne parla come della capitale deinuragici ai tempi della rivolta antiromana di Ampsicora nel 215 a.C., nell’ambito della quale fu conquistata da Tito Manlio Torquato. Divenne municipio in epoca flavia o traianea e fu colonia nel III secoloNella città doveva esistere, sul colle di Corchinas, un’area pubblica, forse il foro, dalla quale provengono alcune iscrizioni onorarie. Sono visibili inoltre resti di un impianto termale in opera listata, probabilmente restaurato sotto Graziano, Valentiniano e Teodosio (379383). I resti della basilica. Bonifacio, vescovo di Sanaphar o Sanafer (identificata da alcuni studiosi con la diocesi di Cornus), con altri 466 vescovi, tra i quali i sardi Lucifero di Kalaris, Martiniano di Forum Traiani, Vitale di Sulci e Felix di Turris, partecipò nel 484 al concilio di Cartagine che fu indetto da Unerico, Re dei Vandali, con l’intento di convertire i cattolici all’arianesimo. In epoca tardo-antica, poco distante dalla città (frazione di S’Archittu) sorse il complesso cristiano di Columbaris, con un vasto cimitero che ha restituito diversi sarcofagi e un primo edificio a pianta basilicale a carattere funerario, preceduto da un battistero (III-IV secolo). Due altre basiliche sorsero nel VVI secolo, con altre strutture. Il primo nucleo fu abbandonato dopo l’VIII secolo.

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Tharros

Tharros (in latino Tarrae, in greco antico Thàrras,) è un sito archeologico della provincia di Oristano, situato nel comune di Cabras, inSardegna. La città si trova nella propaggine sud della penisola del Sinis che termina con il promontorio di capo San Marco.

Storia

Alcune teorie fondate sugli scavi archeologici di Tharros stabiliscono che la città fu fondata dai Fenici nell’VIII secolo a.C. Questa tesi tradizionalmente sostenuta è stata recentemente riveduta e sottoposta a più accurate considerazioni, soprattutto dopo il rinvenimento di alcune porzioni dell’antico insediamento durante
lo scavo nell’adiacente laguna di Mistras. Un muro sommerso lungo circa 100 metri sembra facesse parte di una struttura portuale ben più antica dell’epoca fenicia, infatti solo nel1200 a.C. il livello del mare salì, inghiottendo le esistenti costruzioni. Sicché si ipotizza la presenza di un insediamento nuragico presente lì nell’età del bronzo, attestato anche dai resti di numerose costruzioni nuragiche nell’area del tophet. Successivamente alla colonizzazione cartaginese, sui resti di un precedente villaggio nuragico posto sulla cima di una collina chiamata Su Murru Mannu (anche se in letteratura si trova spesso la dicitura “muru”, frutto di un’incomprensione del Taramelli), i punici fondarono un tofet, un’area sacra all’aperto tipica di diversi insediamenti punico-fenici delMediterraneo occidentale; i tofet sono considerati come un indicatore diurbanizzazione. Nonostante la difficoltà datare con precisione a quale secolo risalga il nucleo iniziale, dalla sua costruzione fino all’abbandono (avvenuto nel 1070 d.C.) il sito fu sempre abitato: prima dai Punici ed infine dai Romani.

L’area archeologica

L’area è attualmente un museo all’aria aperta e gli scavi vanno avanti portando alla luce maggiori notizie sul passato di questa città. Ciò che è possibile vedere risale soprattutto al periodo della dominazione romana o della prima cristianità. Tra le strutture più interessanti vi sono il tophet, le terme, lefondamenta del tempio e una parte dell’area con case e botteghe artigiane.

La maggior parte dei manufatti ritrovati durante gli scavi sono visibili presso:

Tharros fu anche la capitale del Giudicato di Arborea fino al 1070 (almeno secondo quanto riportato dal Fara e tradizionalmente accettato), quando il Giudice Orzocco I de Lacon-Zori trasferì ad Oristano la sede vescovile e l’intera popolazione tarrense. Celebre è il detto (riportato per la prima volta dal Mattei) “e sa cittad’e Tharros, portant sa perda a carros”, letteralmente “dalla città di Tharros portano le pietre coi carri”, a dimostrazione del fatto che Oristano venne fondata con i resti materiali dell’antica colonia fenicia.

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Neapolis

Neapolis (in greco: Νεάπολις; in sardo: Nabui) ovvero “Nuova città”, fu un’antica città della Sardegna, fra le più importanti località dell’isola. Era collocata sulla costa occidentale, all’estremità meridionale del Golfo di Oristano, nell’attuale località di Santa Maria di Nabui, nel comune di Guspini,Provincia del Medio Campidano. L’Itinerario antonino colloca Neapolis a 60 miglia dalla città di Sulki, posta dove sorge l’odierna Sant’Antioco, ed a 18 miglia da Othoca (l’attuale Santa Giusta vicino Oristano). Il nome sembrerebbe indicare chiaramente un’origine greca, ma non esistono testimonianze riguardo alla storia e alla fondazione della città. Un’altra ipotesi sull’origine del termine Nabui considera il nome sardo una derivazione diretta dall’antico nome in greco (Neapolis > Nabui); A sua volta il toponimo “neapolis” sarebbe un calco greco del nome punico “città nuova” ovvero “Cartagine”. L’insediamento umano nel territorio è documentato, allo stato attuale degli studi, a partire dal tardo Neolitico. La città fu sotto controllo feniciopunico e successivamente romano. È descritta da Plinio come una delle più importanti città della Sardegna, e il suo nome compare anche in Tolomeo e negli Itinerari. Il fatto che nella città siano stati rinvenute monete del 27 a.C. evidenzia il suo prestigio sino al periodo pre-bizantino. In tarda età romana la città fu sede episcopale. Con l’ascesa dei musulmani Arabi, la città acquistò una posizione di preminenza nel sistema difensivo bizantino, sebbene venisse da questi conquistata nel 646 per un breve periodo. Le rovine di Neapolis sono ancora visibili alla foce del fiume Pabillonis, nel punto in cui la corrente forma un estuario o una laguna, chiamata Stagno di Marceddì, e sono presenti resti significativi di edifici antichi come le vestigia di una strada romana e di un acquedotto. Il sito è contrassegnato da un’antica chiesa denominata Santa Maria di Nabui. Il territorio Neapolitano è caratterizzato da un ambiente rurale ancora integro che conserva numerose tracce del passato: nuraghi, ville romane e antichi pozzi. La forza segreta di questa terra, quella prosperità che ha permesso di edificare i meravigliosi monumenti risalenti al periodo imperiale romano, deriva però dalla sua identità rurale. Gli ulivi, che hanno completamente soppiantato i cedri romani raccontati da Rutilio Tauro Emiliano Palladio, costituiscono un paesaggio naturale per le nuove forme di economia. Tolomeo, negli Itinerari, cita la sorgente delle Aquae Neapolitanae o Aquae Calidae Neapolitanorum, collocandole ad una certa distanza nell’interno, lungo la strada che da Othoca conduceva a Caralis (l’odierna Cagliari). Probabilmente sono da identificare con le fonti termali conosciute come terme di Santa Maria Acquas.

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