ONORE alla PASTA alla NORMA

Son seduto a rivedere le mie foto dei cammini ed eccola lì una bellissima foto di lei: PASTA ALLA NORMA.

Prima che andassi in Sicilia l’avevo mangiata solo una volta, fatta dalla mia amica Valentina, ma in terra dei cugini isolani è diventata una piacevole routine. Ah sì c’è da dire che Valentina ha esordito scusandosi del fatto che qui da noi in Sardegna non avessimo i loro prodotti, e comunque a mio parere anche la sua era buona.

Ma mangiarla in Sicilia è molto diverso.

È come provare a fare il maialetto a New York.  In terra sicula penso di averla mangiata 10 volte in 10 modi diversi nei 15 giorni che ci son stato, all’incirca un bel 40% dei miei pasti.

A Catania da Loredana, in ristorante, lungo il cammino delle milizie e le varianti dai miei cari amici  Urso, che mi hanno sopportato nel loro magico BED&BOOK dove a mia grande richiesta la cuoca Liliana ci ha regalato le migliori ricette e piatti tipici siciliani che purtroppo non ho fotografato e non mi ricordo (ottima scusa per farmele rifare).

Quindi qui mi sorge la domanda spontanea ma come si fa questa pasta alla norma?

ma soprattutto che c’entra la norma con il cammino?? (poi ve lo spiego)

Vediamo  dal sito 1 (da guardare giù) http://www.pastaallanorma.it che le melanzane si possono tagliare a cubetti o a strisce.
Ed io le ho mangiate in tutti e 2 modi.

Variante al forno, anche quella mangiata.

Ma torniamo alla Storia della pasta alla Norma, secondo il sito

http://www.lucianopignataro.it/a/ricetta-pasta-a-la-norma-siciliana-in-siciliano/14079/

La pasta alla norma è attenzione attenzione: MESSINESE

c’è una “corrente” secondo la quale, questo piatto sarebbe tipicamente messinese e non catanese. La mia nonna paterna, invece, sul versante siculo opposto, chiamandola “pasta cu li milinciani”

E ce lo spiega qui sempre nella pagina:

Ed in effetti, bisogna ammettere che le versioni di questa ricetta sono le più disparate, e si va da chi preferisce il parmigiano piuttosto che il caciocavallo o il ragusano, a chi aggiunge anche capperi e qualche acciuga oppure qualche cubetto di mozzarella. Una vera e propria questione riguarda soprattutto il tipo di ricotta da grattugiare sopra.

Alcune versioni prevedono la ricotta infornata, il cui sapore cambia decisamente da quella salata, è infatti più dolce e con un gradevole fondo di nocciola. La ricetta originale prevede unicamente la ricotta salata e non infornata! La ricotta infornata è in effetti un formaggio tipico del messinese mentre quella salata è un formaggio tipico del catanese, e da qui discendono le ovvie varianti e la disputa ad esse legata.

Ecco qua il perché delle differenze…

Ma non è finita qui: che vino abbinarci! Eh no caro Luciano non ci possiamo abbinare un vino qualsiasi dai dammi ragione che ci vuole il NERO D’AVOLA.

Ora concentriamoci sulla tipologia della pasta: quale tipo è giusto? Il NORMA tipo?

maccheroni, ma ci sono varianti con mezze maniche, pennette e… spaghetti. Gli addetti ai lavori concordano comunque sul fatto che la pasta alla norma vada preparata rigorosamente con pasta corta. No quindi a spaghetti e loro affini.

Niente spaghetti, quindi signori della “pasta al kg” sul lungo mare a Catania mi avete fregato….

Secondo, il secondo sito, si deve fare con la pasta chiamata Buso

Questa pasta fresca è tipica del Trapanese e prende il nome dagli utensili con cui viene realizzata, i “busi”, ferri lunghi e sottili che servono per lavorare la maglia. Anticamente il buso si otteneva dagli steli dell’ampelodesmo, una pianta appartenente alla famiglia delle graminacee tipica della zona mediterranea la cui canna veniva utilizzata per arricciare la pasta.

Ma la mia preferita è con i GNOCHETTI SARDI. ché in Sicilia chiamano CAVATELLI, e giustamente quando gli ho mangiati con questa pasta i 40 siciliani mi hanno messo in minoranza etnica dicendomi che si chiamavano cavatelli.

Ma sono GNOCHETTI sardi, non girateci attorno con la storia della pasta di Federico II che tanto non ci credo.

Quindi tiriamo le somme: la mia preferita è quella con i GNOCHETTI sardi, con ricotta salata, melanzane non fritte, pomodori tagliati a cubetti poco aglio ma soprattutto con un bel nero d’Avola. Quindi cari amici la prossima volta la voglio così…

La pasta la porto io..

Ma soprattutto che cavolo c’entra la pasta alla norma con i cammini? Ricordate che i cammini passano dal mangiare, dai piatti tipici, dalle usanze, dalla tavola. Ditemi in quanti dei vostri cammini che avete percorso vi siete trovati a guardare il piatto del vostro amico straniero: giapponese, cinese, francese o semplicemente siciliano, siciliano trapanese o catanese, sassarese o romano.

I cammini nascono anche per questo per condividere le differenze, e conoscere anche tramite i piatti la storia. Vi basti ricordare il polpo galego, le tapas o pintxos che come tutti sappiamo son la stessa cosa ma con nome diverso.

Quindi che dire: la ricetta ed i miei gusti per la pasta alla norma la sapete, ma ciò a cui vi voglio far pensare è che le differenze in tavola ci uniscono ma soprattutto durante il cammino la cosa più bella è condividere…

Buon cammino

vabè vi lascio anche la ricetta della PASTA ALLA NORMA

Presa paro paro dal sito :

http://www.pastaallanorma.it

Dosi per: 4 persone
Tempo di preparazione: 20 minuti
Tempo di cottura: 40 minuti
Tempo totale: 60 minuti

 La pasta alla Norma, di origine siciliana, è un primo piatto particolarmente indicato per un pasto estivo sia per la reperibilità dei suoi ingredienti principali (pomodori, melanzane e basilico) che per il sapore fresco che lo caratterizza.
Dal punto di vista nutrizionale una porzione di pasta alla Norma determina un apporto di carboidrati, proteine (ricotta), vitamine e sali minerali (pomodori e melanzane), grassi (olio e ricotta) quindi può costituire un pasto completo.
La sua preparazione è semplice e può avvenire in più fasi.

 Ingredienti

 Cipolla: 1

Basilico fresco: 10 foglie

Melanzane: 2

Olio extravergine di oliva

Pepe: quanto basta a piacere

 Pomodori pelati: : 800 g

Ricotta salata: 200 g

Sale grosso: quanto basta

Pasta: 400 g (tipo a piacere)

Preparazione del sugo

Soffriggere in una capace pentola una cipolla tritata finemente in poco olio;

Aggiungere i pomodori pelati (se possibile freschi);

Salare e pepare il sugo e portarlo a completa cottura controllando che raggiunga una corretta densità (né troppo asciutto né troppo liquido).

Preparazione delle melanzane

Lavare, spuntare e sbucciare le melanzane (a piacere la buccia può essere tenuta);

Affettarle sottilmente in senso trasversale (foto 1) e porle in uno scolapasta cospargendo i vari strati di poco sale grosso (foto 2);

Ricoprire il tutto con un piatto ed un peso in modo tale da aumentare la pressione e favorire l’uscita del liquido amarognolo delle melanzane (foto 3);

Dopo circa 1 ora sciacquarle ed asciugarle con cura su carta assorbente (foto 4);

Friggere le fettine di melanzana in una padella di alluminio con abbondante olio extravergine di oliva (foto 5);

A cottura ultimata asciugarle su carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso ed aggiungere qualche pizzico di sale (foto 6).

Preparazione del piatto

Cuocere in abbondante acqua salata la pasta nel formato scelto;

Grattugiare la ricotta salata (foto 7 e 8);

Tagliare i dischi di melanzane in strisce sottili (foto 9) e aggiungerle al sugo di pomodoro (foto 10), lasciandone alcuni interi per la decorazione finale;

Aggiungere al sugo preparato le foglie di basilico spezzate;

A cottura ultimata, scolare la pasta ed unirla al condimento in padella mescolando per amalgamare i sapori;

Aggiungere la ricotta salata, i dischi rimanenti di melanzane ed alcune foglie di basilico (foto 11).

Comporre i piatti suddividendo le fette di melanzana ed aggiungendo qualche foglia di basilico fresco (foto 12).

Consigli

Nella preparazione della ricetta proposta sono state utilizzate delle penne. In base ai gusti personali è possibile utilizzare anche maccheroni, mezze penne o pasta lunga come gli spaghetti.

Un’altra variante della ricetta può prevedere le melanzane tagliate a dadini anziché a strisce.

Curiosità

La pasta alla Norma è originaria di Catania, in Sicilia, e pare che il suo nome sia stato dato per la prima volta tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 da Nino Martoglio, commediografo catanese. Martoglio definì infatti questa pietanza una “Norma”, paragonandone la sua bontà all’omonima opera lirica di Bellini.

 

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