…resoconto quasi serio della seconda edizione #SettimanaSanta sul #cammino100torri… 2017

Come ogni storia, ogni racconto l’inizio é importante. Potrei iniziare a scrivere raccontando i mille viaggi fatti con Gemma su e giù per il Sinis ad incontrare preti, suore e proprietari di campeggi, ma non lo faccio, potrei iniziare il racconto scrivendo del recupero di un prete coreano in aeroporto a Cagliari e del viaggio, ma non lo faccio. Delle miriadi di chiamate etc etc. no non lo faccio.

Inizio prendendo spunto dalla prima foto del primo giorno di cammino: il giorno dell’avvicinamento. È già il giorno dell’avvicinamento è quel giorno X che serve ad avvicinarsi al luogo della partenza prestabilita. tutti noi (almeno chi ha fatto un viaggio, un cammino) lo ha dovuto fare.

Uscito di casa con Serena, che mi ha accompagnato fino alla stazione, dopo aver fatto il biglietto mi siedo ad aspettare il resto del gruppo. preso dalla noia più assoluta inizio a scattare delle foto al mitico 744 ed al mio zaino. la prima non esce bene , nemmeno la seconda. alla terza ecco che mi compaiono nell’obbiettivo due poliziotti che mi han guardato e detto la mitica frase: -favorisca documenti.

ma è possibile che fermino sempre a me? I documenti!!! valli a cercare dentro lo zaino. Comunque le solite domande: perchè ha lo zaino? dove sta andando? che ci fa?

alla fin fine mi so tolto il peso: vado a camminare a piedi’!!!

-A PIEDI !!!e dove???

e di nuovo a dirle che camminiamo a piedi lungo il periplo della sardegna.. etc etc…

-ma da solo?

no siamo un bel gruppo

e dove stanno?

Li sto aspettando…

Non erano molto convinti della mia risposta.

 

meno male che è arrivata Francesca, il gendarme capisce che non stavo a sparare balle, a conferma di questo magicamente dal nulla compaiono Alina e Roberta. Loro salutano e si dileguano.

Ma io dico guarda che ne passa di gente strana in stazione proprio a me dovevano fermare???

ci presentiamo tra i ragazzi (nel frattempo arriva anche Roberto detto il vegetariano),  ci imbarchiamo per il nostro viaggio. in 5 da cagliari e in 5 da Sassari, Alghero…

Il viaggio in treno è sempre magnifico, poi quando sali sul diretto è ancora più bello, il treno è quel mezzo assieme alla bici ed ai piedi che “sa di viaggio”. In poco tempo siamo ad Oristano.

Doverosa seconda colazione al Bar nell’attesa dei sardi del nord, e dei “continentali”. decidiamo per un pranzo fugace e decidiamo di metterci in marcia. La pista ciclabile di Oristano ci accompagna nella gara dei camminatori, in nemmeno un ora ed un quarto siamo già dalle suore a Torre Grande a suonare il campanello.

L’accoglienza delle suore è eccezionale come la loro struttura. ci ricordano che è venerdì santo e quindi niente carne, Roberto il vegetariano l’ho notato notevolmente incavolato per questo fatto. Cena alle 20:00 nel frattempo arrivano Gemma ed Anna, entrambe stanche. Dopo la cena vegetariana ma non troppo ci ritiriamo nelle nostre stanze, belle e comode.

La mattina seguente, sabato, sveglia alle 7:00 doccia e colazione dalle suore. timbratura o imposizione del sello, o del semplicissimo timbro delle suore nel nostro passaporto e via.

Via verso Cabras, e la sua torre, i primi chilometri son di asfalto, arrivati alla torre ricompattiao il gruppo, le foto di rito sopra la torre e lo scutrare l’orizzonte ci fanno perdere un po’ di tempo, ma come sempre ne è valsa la pena.

lo sterrato lascia spazio a pochissimo asfalto e poi di nuovo sterrato tra i campi di carciofi, passiamo proprio lì dove i mitici scalzi di Cabras, camminano scalzi. il gruppo si allunga fino a san Salvatore dove finalmente riusciamo ad entrare ed a godere di una delle più belle meraviglie dell’architettura. una precedente tappa ristoratrice in un bar comunista ci da la carica di affrontare gli unici 4km di asfalto della giornata. quanto odio l’asfaslto!!

Il doversi mettere uno dietro l’altro in fila indiana, che noia. ma ci pensa Roberto a farmi passare il tempo: mi offre gentilmente un burgher vegano, fatto di ceci che mentre lo mangio si smonta, aumentando la difficoltà del mangiare camminando. posso fare un appunto asciutto, ma buono.

Arrivati a san Giovanni di Sinis, e d’obbligo la visita alla chiesa ed al nostro oramai bar, chiosco, ristorante di fiducia dove come direbbe un mio amico: ci mangiamo tutto!!! rimaniamo seduti ben 2 ore. gemma decide di aspettarci. con il gruppo senza zaino, procediamo alla conquista di tharros e delle due torri. allertarti da prove di volo di parapendi che a mio parere eran poco pratici, ritorniamo da Gemma e proseguiamo il cammino. inizia il cammino vero e proprio sulla costa. i continentali e non solo, sono entusismati dal fantastico panorama e dalla meraviglia dell’incontro tra mare e spiaggia. La sabbia dorata, il celeste mare, e le bianche onde. e poi affianco ecco li, il grano che lentamente cresce. ettari ed ettari di grano. arriviamo all’oasi wwf di sei. Magari ancora un po’ pesantucci dal pranzo, la salita neanche la sentiamo. arriviamo a torre seu ed ammiriamo lo scempio ma anche la bellezza di quel luogo. non siamo soli, onde di persone  e ciclisti da li in poi ci accompagnano nel nostro cammino. dalla folla compare Maria Elena che finalmente ci ha trovati non cercandoci. é il momento di Alina di far le fotografie della sua tartaruga finta con le tartarughe vere (chissà cosa avranno pensato???!!).

il gruppo inizia ad allungarsi, del resto, la stanchezza, ma soprattutto la bellezza dei paesaggi impongono i tanti pit stop.

I ragazzi reggono ma mi arrivano le bestemmie in sassarese… rallentiamo ulteriormente e nel frattempo recuperiamo Angelo che tagliando ha recuperato un bel po’ di km.

Lentamente percorriamo i nostri chilometri verso la chiesa di Mandriola. Insieme abbiamo percorso 42 km. Tutti stanchi ma contenti decidiamo di mangiare una pasta al sugo e di ritirarci nei nostri giaccigli, chi per terra, chi sopra i letti ed i gonfiabili. Io dopo 2 ore di intenso rumoreggiamento opto per la soluzione di andare a dormire in cucina. Mai soluzione tecnica logistica fu migliore. Il risveglio, almeno il mio, è stato ottimo. Con tutta calma preparo il caffè e lentamente arrivano in cucina i prima pellegrini.

Il risveglio (anche io che stra parlo molto) ho imparato che è il momento XYZ della giornata, meglio ognuno per …. Propri. Nel frattempo che tutti colazionano in modo differente la vita è la frenesia di partire ha inizio, doccia, la preparazione dello zaino, il caricare la macchina di Anna. Tutte cose che ci portano proprio a ridosso della messa di Pasqua che don Domenica sta per fare. 10:15 non prima per motivi organizzativi riesco ad ascoltare la messa di Pasqua. A don Domenico alla fine riesce ad aggiungersi anche don Ignazio, che ci augura buon camino e buona Pasqua. Da lì a poco dopo la mitica foto di gruppo davanti alla chiesa riusciamo a ripartire: con il gruppo oramai in cammino, raggiungiamo le 2 torri ed il faro prima di arrivare al bivio de su pallosu. Oltre ad aver evitato, serfisti, 4×4, camper etc etc riusciamo a far colazione al bar che poi non sarà altro che il nostro pranzo. Le ragazze del bar orami son diventate una tappa sicura del nostro cammino pasquale. Fin dalla prima edizione loro son state sempre presenti con la loro struttura sempre aperta, ed aggiungerei sempre piena, simpatiche e gentili. Dopo codesta sviolinata sul bar, il racconto semplice e banale di 12 pellegrincamminviandanti si sposta sull’argomento più importante: ma fra quanto arriviamo??Manca pochissimo. Solo la peschiera e poi la magnifica spiaggia che ci avrebbe accompagnato fin al camping Nurapolis.

Dopo l’ulteriore breve-lunga pausa alla peschiera, ci ritroviamo all’inizio della lunga spiaggia, dove la Madonna di Spagna custodita a San Vero Miliardi, fu trovata.

8 km lunghissimi dove tutti piano piano ci togliamo le scarpe e riposiamo i piedi camminando sulla spiaggia. Solo che per aumentare i il grado di difficoltà della giornata compaiono le velelle o barche di San Pietro che si appiccicano sui piedi. A me facendo un solletico ad altri un po’ schifo. Diciamo che dopo 2 km “ci fai il piede”.

Giunti a Nurapolis, Ignazio gentilissimo ci consegna le chiavi delle roulotte… I nostri comodi giacigli per 2 notti…

Visto il freddo decidiamo di optare per la soluzione da veri pellegrini 2.0: il ristorante. Che ci permette di riposarci ulteriormente. La soluzione migliore quando non si ha voglia.

Ben diverso il giorno seguente: PASQUETTA. Oramai è entrata nella nostra tradizione di camminatori , di non camminare per PASQUETTA. Sembrerebbe un controsenso, invece è la cosa migliore. Fermarsi per conoscersi, condividere insieme gli usi e costumi in cucina ma soprattutto mangiarci l’impossibile. Penso che un cammino si possa fare con i km, con i passi uno dietro l’altro, ma è soprattutto il momento conviviale, il momento in cui tutti insieme si sta è uno dei momenti di maggior importanza in un cammino. In effetti questa riflessione mi è venuta quando se uno guarda le foto dei cammini comparirà sempre una foto seduto a tavola.

Ovviamente come buona tradizione sarda l’abbiamo finita alle quattro del pomeriggio. Ottima pasta e salsiccia cucinata dal team di Cracco sassarese accompagnata dal caffè Sant’Antiocaghese ripetuto anche la notte, andiamo a chiudere la nostra giornata di riposo.

Il giorno seguente cioè martedì, tra saluti etc etc e rientri in patria. Decidiamo in 4 di proseguire per Bosa. Le meraviglie di quel tratto di costa quei 24 km di bellezza assoluta.

Ci portano giusto giusto a me ed a Maria Elena quasi a perdere il bus.

Ma per fortuna riusciamo a prenderlo. E come sempre in tutti i miei cammini, incontriamo un pellegrino Bosano. Del resto il cammino è anche questo incontrare pellegrini non sul cammino.

Un grazie particolare va a tutti i partecipanti: a chi ha sofferto in silenzio pur di arrivare alla meta, ma anche a tutti quelli che senza dire nulla hanno organizzato e creato quel bel clima sul cammino, Gemma ed Angelo in primis, grazie!!!

Nik

E siccome non sapete neanche voi cosa son le velelle vi copio cosa dice Wikipedia sull’argomento…

La Velella velella (detta anche barchetta di San Pietro) è una colonia di idrozoi della famiglia Porpitidae. Spesso viene ritrovata sulle rive (o al massimo a 1-2 cm di profondità nell’acqua) di tutti gli oceani, con una preferenza per le acque calde o temperate.

Come gli altri cnidari (celenterati), Velella velella è un animale carnivoro. Cattura la sua preda, generalmente plancton, tramite i tentacoli che contengono delle tossine. Tali tossine, pur essendo efficaci contro la preda, sono innocue per gli esseri umani, per il fatto che non riescono a penetrare nella pelle e non causano nessuna reazione alla cute dell’uomo. Ciononostante, è preferibile evitare di toccarsi gli occhi dopo aver preso in mano un Velella velella.

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